Come sono arrivata alla ginnastica posturale

Chi mi conosce sa che non sono mai stata una grande sportiva.

Non mi sono mai piaciuti particolarmente gli sport competitivi e, diciamocelo, la mia altezza… o meglio, la sua mancanza, non ha mai aiutato a sentirmi una grande atleta!

Eppure una cosa l'ho sempre fatta: ho cercato di muovermi.

Quando potevo andavo a piedi, prendevo la bicicletta e cercavo, nel mio piccolo, di non trascorrere troppo tempo ferma.

Forse perché, anche senza essere una sportiva, ho sempre sentito che il movimento mi faceva stare bene.

Oggi faccio un lavoro che è tutt'altro che sedentario. Passo molte ore in piedi, utilizzo il mio corpo, le mie mani e le mie energie.

E forse è stato proprio questo, insieme agli anni che passano e a una maggiore consapevolezza, a farmi iniziare ad ascoltare davvero il mio corpo.

Perché arriva un momento in cui inizi a capire che il corpo ti parla.

E sarebbe bello imparare ad ascoltarlo prima che sia costretto ad alzare troppo la voce.

Io provo prima di proporre.

C'è una cosa che chi frequenta il mio studio forse ha già capito di me.

Prima di proporre qualcosa agli altri, mi piace provarla su di me.

In questi anni ho frequentato tantissimi corsi.

Ho studiato.

Ho sperimentato.

Ho provato tecniche e attività diverse.

Alcune mi hanno lasciato qualcosa dal punto di vista professionale, altre dal punto di vista personale.

Non tutte, però, hanno avuto lo stesso impatto.

La Ginnastica Posturale è arrivata in un momento particolare del mio percorso.

Mentre studiavo e mi formavo, ho iniziato a fare con maggiore costanza gli esercizi di cui sentivo di avere bisogno.

Non per diventare più sportiva.

Non per dimostrare qualcosa a qualcuno.

Semplicemente perché volevo stare meglio nel mio corpo.

E dopo qualche mese ho iniziato a sentire la differenza.

Mi sentivo più attiva.

Più energica.

Più mobile.

E, soprattutto, più consapevole.

Il corpo cambia e noi possiamo accompagnarlo.

Con il passare degli anni il nostro corpo cambia.

Cambiano le nostre abitudini.

Cambiano le esigenze.

Cambiano gli equilibri.

Credo che, proprio per questo, sia importante continuare a muoversi.

Non per inseguire la perfezione.

Non per avere un corpo che assomigli a quello di qualcun altro.

Ma per cercare di mantenere il nostro corpo attivo e funzionale il più a lungo possibile.

Per me oggi il movimento è questo.

È un modo per prendermi cura di me.

Perché voglio invecchiare, certo.

Ma vorrei farlo continuando a sentirmi presente nel mio corpo.

Vorrei continuare a muovermi, camminare, fare le cose che amo e sentirmi il più possibile autonoma.

E credo che iniziare a prendersi cura di sé non significhi aspettare che qualcosa faccia male.

Significa imparare a dedicarsi attenzione anche prima.

La postura racconta la nostra storia.

Il nostro corpo si adatta continuamente alle ore passate nella stessa posizione,

al lavoro che facciamo,

alle tensioni,

alle abitudini,

ai movimenti che ripetiamo ogni giorno,

e nel tempo può creare adattamenti e compensazioni.

La Ginnastica Posturale, per come la vivo io, non è semplicemente fare degli esercizi per “stare più dritti”.

È un'occasione per fermarsi e chiedersi:

Come mi muovo?

Come sto usando il mio corpo?

Ci sono movimenti che evito?

Ci sono tensioni che ormai considero normali?

Posso imparare a muovermi in modo più consapevole?

Sono domande semplici.

Ma spesso non ci fermiamo mai a farcele.

E allora ho deciso di creare uno spazio piccolo:

quando ho deciso di proporre la Ginnastica Posturale nel mio studio, ho fatto una scelta precisa. Non volevo creare gruppi numerosi.

Volevo poter seguire le persone.

Osservarle.

Conoscerne le esigenze e, quando necessario, proporre esercizi differenti.

Per questo ho creato uno spazio per un massimo di 4 persone alla volta.

Un piccolo gruppo.

Un ambiente tranquillo.

Uno spazio dove potersi muovere senza sentirsi giudicati o messi a confronto con gli altri.

Perché non siamo tutti uguali.

E non abbiamo tutti bisogno delle stesse cose.

Ma la vera sfida non sarà in studio…

E qui arriva la parte più difficile.

Perché venire a lezione è importante.

Ma la vera sfida sarà anche quello che succede fuori dallo studio.

La domanda che voglio farti è:

Ti allenerai anche a casa?

Riuscirai a ritagliarti qualche minuto per te?

Farai quella piccola manutenzione quotidiana alla tua macchina corporea?

Perché il nostro corpo ci accompagna ogni giorno.

E non vive solamente durante l'ora di lezione.

È con noi quando lavoriamo.

Quando camminiamo.

Quando dormiamo.

Quando ci chiniamo.

Quando solleviamo qualcosa.

Quando restiamo troppo tempo seduti o nella stessa posizione.

Per questo credo molto nei piccoli gesti ripetuti nel tempo.

Non serve fare tutto.

Non serve essere perfetti.

Serve iniziare e poi continuare, un po' alla volta.

Vuoi accettare la sfida?

Io ho iniziato prima di tutto con me stessa e ancora oggi continuo ad ascoltare, imparare e modificare.

Perché prendersi cura del proprio corpo non è un traguardo da raggiungere, è una relazione che cambia insieme a noi.

Allora ti propongo io una sfida, non quella di diventare più sportiva,

non quella di fare più fatica,

non quella di essere più brava di qualcun altro,

ma quella di dedicare un po' di tempo a te stessa.

Di ascoltare il tuo corpo.

Di muoverlo.

Di conoscerlo.

E di iniziare a considerarlo non solo quando qualcosa non funziona più come vorremmo.

Accetti di cambiare le tue abitudini e allenarti con me?

Io ti aspetto nel mio piccolo spazio,

con massimo 4 persone alla volta,

per muoverci insieme,

per imparare ad ascoltarci,

e per prenderci cura, un movimento alla volta, della nostra meravigliosa macchina corporea.

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